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Forge#19_biennale architettura

Carmen Cano ci racconta la 12°Biennale Architettura.

Ci sono, qui al Palazzo delle Esposizioni, molti progetti che riguardano le città. Sono l’aspetto dell’architettura che più mi interessa. Il problema dell’immaginarsi i luoghi dove ormai abita la maggior parte della popolazione mondiale, e dove tra un po’ di decine d’anni abiterà quasi tutta la popolazione mondiale, è un’urgenza planetaria. Ci sono studi e immaginazioni affascinanti e terribili.
Uno tra questi, dello studio svedese QKJ, mi lascia senza parole, sarà il caldo, il peso delle cartelle stampa che ho raccolto con avidità (sono inviata di Macinino.com e prendo la cosa molto sul serio), ma oltre alle parole mi mancano anche le forze. Mi siedo e mi concentro sul video che illustra il progetto. Questo team di architetti propone delle soluzioni per riqualificare  le periferie delle grandi città e, contemporaneamente, intervenire sulla sovrappopolazione, male cronico di queste zone. Si propone una sorta di percorso edilizio-legislativo. Per prima cosa il governo dello stato interessato deve approvare una legge che consenta l’eutanasia. Questa pratica è già legale in paesi come il Belgio, la Danimarca, Svezia e Svizzera, Cina, Colombia e in alcuni stati degli USA, come l’Oregon. Poi si propone alla popolazione l’abbattimento delle abitazioni e infrastrutture esistenti e di accettare di venir soppressi assieme ad esse. In cambio, le persone che accetteranno, avranno assicurato a vita ai loro figli (o alle persone che loro indicheranno) una nuova abitazione, costruita con i criteri più avanzati nel campo energetico e architettonico.
I render mostrano quartieri con molto verde, costruzioni basse, molto finestrate, energeticamente autosufficienti. Nei parchi in cui queste sono immerse è presente un ampio cimitero dove – testuali parole –riposeranno i benefattori.
Il video poi mostra i risultati di un sondaggio che, effettuato nelle periferie di due metropoli (città con più di cinque milioni di abitanti) per ogni continente,  riporta le percentuali gradimento, tra le persone che queste periferie abitano, nei confronti di questa proposta. A parte l’Europa comunitaria, dove solo  cinque intervistati su cento si sono detti disponibili, la media del resto del mondo sfiora il settanta percento. Con punte, in Giappone e in sud America, dell’ottanta.

Carmen Cano, Biennale di Venezia, 26 agosto 2010

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