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Vanishing#83_Molta retorica, poca luce

Nel maggio del 2004 Daniel Libeskind presenta il suo “Memoria e Luce”. Vedremo dopo l’importanza del titolo che l’architetto ha desiderato dare al suo Memoriale del World Trade Center. Parliamo di quella costruzione a metà tra architettura e arte, che le istituzioni locali e regionali hanno nel 2005 fortemente voluto. I padovani sanno che è situata ai Giardini delle Porte Contarine su di un terreno adiacente al canale Piovego. Qualcuno ricorderà le solite sterili polemiche sul collocamento ed altro. Fummo molto contenti allora, per la scelta caduta su Padova. Due i motivi principali: l’uno, per essere meritevole grazie al suo grande passato culturale, l’altro per rompere una sostanziale refrattarietà all’architettura contemporanea di alto livello. Non abbiamo cambiato idea, solo, subiamo qualche delusione per certi aspetti. Si diceva del titolo, sentiamo a proposito la voce dello studio del progettista.

“Il volume del monumento è totalmente illuminato mediante fari wall-washer, installati su plinti in cemento a distanze regolari nel prato lungo il perimetro esterno della parete: questi illuminano l’area di meditazione attraverso la parete di vetro traslucido. A differenza di altri monumenti che presentano un aspetto severo, questo risulterà allo stesso tempo leggero e fragile. L’illuminazione verrà programmata in maniera da offrire un’atmosfera sempre viva e mutevole: mediante fari in grado di cambiare colore della luce, verranno riprodotte sulla parete il colore e l’intensità reali della luce di New York. Piccoli faretti a pavimento sono invece incassati nella rampa per illuminare il percorso dei visitatori.”

Ora almeno per i più attenti se vi capitasse di passare una sera, assisterete al totale svanimento degli effetti desiderati, subendo al contrario una sensazione di incuria. Ci si chiede, ma quando gli amministratori hanno deciso di dare ospitalità ad una opera così rappresentativa, non sapevano di accollarsi anche l’impegno di seguirla nelle sue necessità? Eppure, è noto a tutti che il cosiddetto contemporaneo abbisogna di manutenzione continua. Alla importante questione sulla luce, vanno aggiunti i vetri scheggiati dalle sassate e i pannelli sfregiati da scritte idiote. Atti di vandalismo e stupidità di cui non si può certo dar carico all’istituzione, rientrando in quel contesto più generale di degrado civile e culturale, ma rammentandoci però della necessità di dover dare sempre il buon esempio.
Morale: meno retorica, meno fasce tricolori, meno corone di fiori, meno discorsi e si dia più attenzione alla autenticità della memoria.
Dato che ci siamo, vorremmo suggerire un divieto di ingresso a cani scagazzanti nelle zone verdi limitrofe. Per finire chiediamo ci vengano risparmiate polemiche come quelle dell’ultimo 11 settembre che hanno visto il protagonismo di Zanonato e Galan. Contiamo su di un loro svanimento. Dovrebbero ormai sapere che certe cose possono interessare solo i chierici osannati dalle due parti.

R.W.

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